Fumo, alcol e alimentazione: cosa cambia davvero per l’esito della protesi
Quando parlo di preparazione all’intervento, molti pazienti si aspettano un discorso sugli esercizi.
Pochi si aspettano un discorso sulla tavola, sul bicchiere di vino o sulla sigaretta. Eppure sono proprio queste abitudini quotidiane, spesso considerate marginali, a incidere in modo concreto sul rischio di complicanze e sulla qualità del recupero.
Il fumo: un rischio che si può azzerare
Il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti periferici e aumenta di 2-3 volte il rischio di infezione dell’impianto protesico. Non solo: aumenta anche il rischio di mobilizzazione asettica della protesi, perché riduce la capacità dell’osso di integrare correttamente l’impianto, con la possibilità di dover ricorrere a un nuovo intervento in tempi più brevi del previsto.
Per questo motivo chiedo sempre ai miei pazienti di smettere di fumare in una finestra temporale precisa: dalle sei settimane prima dell’intervento alle sei settimane successive. È un arco di tempo sufficiente a ridurre in modo significativo i rischi legati all’impianto. E, una volta superate quelle sei settimane, l’invito è naturalmente a non ricominciare: al di là della protesi, è la salute nel suo complesso a beneficiarne.
L’alcol: moderazione, non rinuncia totale
Non chiedo di eliminare il bicchiere di vino ai pasti se è un’abitudine consolidata da una vita: un bicchiere a pranzo e uno a cena, a casa, non rappresenta un problema. In ospedale, semplicemente, non sarà possibile berne. Chi invece non ha mai bevuto alcolici, non è certo il momento di iniziare.
Dopo l’intervento, inoltre, l’alcol può interferire con i farmaci prescritti, aumentando anche il rischio di cadute.
Un discorso simile riguarda gli oppioidi, spesso usati a lungo termine per gestire il dolore da artrosi.
Il loro uso prolungato comporta il rischio di sviluppare tolleranza, o peggio dipendenza, e chi li assume da tempo tende ad avere più complicanze post-operatorie, più dolore dopo l’intervento e una probabilità più alta di dover ricorrere a una revisione precoce della protesi. Se ti riconosci in questa situazione, vale la pena parlarne con il proprio medico di famiglia per valutare un percorso di riduzione, sostituendo gradualmente questi farmaci con alternative non stupefacenti.
A tavola: il vero terreno di gioco dell’infiammazione
L’alimentazione gioca un ruolo che va ben oltre il semplice controllo del peso. I cibi ultraprocessati, per esempio, generano processi infiammatori a livello intestinale e sistemico, alterano la funzione dell’apparato digerente e possono indebolire il sistema immunitario, aumentando il rischio di infezione.
Il consiglio pratico è interrompere il consumo di questi alimenti, insieme ai fritti, per sei settimane prima e sei settimane dopo l’intervento, sostituendoli con un modello alimentare di tipo mediterraneo: verdure a foglia verde, patate dolci, carote e altri ortaggi colorati, verdure della famiglia dei cavoli, proteine preferibilmente da pesce o fonti vegetali, frutta fresca, cereali integrali, legumi, frutta a guscio, e spezie come curcuma, zafferano e zenzero. Attenzione anche al sale: restare sotto i 1500 mgal giorno aiuta a contenere gonfiore ed edema dei tessuti.
Un capitolo ancora poco conosciuto riguarda il microbioma intestinale, cioè l’insieme della flora batterica che vive nel nostro intestino. Quando questo equilibrio viene alterato — come accade in presenza di patologie infiammatorie intestinali, ma anche con un consumo abituale di cibi ultraprocessati — aumenta il rischio di infezione e di scollamento dell’impianto protesico. Chi soffre di patologie infiammatorie intestinali dovrebbe quindi rivolgersi al proprio gastroenterologo almeno tre mesi prima dell’intervento, per arrivare all’operazione nelle migliori condizioni possibili.
Piccole abitudini, grande differenza
Nessuna di queste indicazioni richiede una trasformazione radicale della propria vita. Richiede, piuttosto, disciplina per un periodo di tempo limitato e ben definito. È in questo spazio di poche settimane, prima e dopo l’intervento, che si gioca una parte importante del successo della protesi: non solo in sala operatoria, ma anche a tavola.